11 LUG. 2005

Sen. Sodano Tommaso

Senato della Repubbiica

Presidenza Consiglio Ministri

Dipartimento Rapporti Parlamento Ufficio III

Segretariato Generale

Senato della Repubblica

Servizio Documentazione Automatica

Camera dei Deputati

Oggetto: risposta all'interrogaxione parlamentare n. 4-08858 Sen. Sodano Tommaso.

In merito a quanto indicato nell'interrogazione di cui all'oggetto, riguardante il traffico e lo smaltimento illegali di rifiuti radioattivi e tossici, si rappresenta quanto segue,

il settimanale "L'Espresso" del 9 giugno 2005 ha pubblicalo un articolo dal titolo ESCLUSIVO — Parla un boss della 'ndrangheta: così lo Stato ci pagava per smaltire i rifiuti tossici, da cui emergono notizie relative, tra l’altro, a due smaltimenti di ingenti quantitativi di rifiuti tossici e radioattivi e che coinvolgono il Centro Ricerche della Trisaia, ex ENEA e ora SOGIN, di Rotondella (MT);

I rifiuti in argomento, coinvolti nel primo grosso smaltimento, sarebbero quelli stoccati presso i capannoni dell'allora centro ricerche ENEA di Rotondella (MT)

 

La destinazione dei bidoni avrebbe seguito due direttrici: 500 bidoni sarebbero stati trasportati via mare dal porto di Livorno, con destinazione Gibuti, ma scaricati invece a Mogadiscio in Somalia, mentre i rimanenti 100 sarebbero stati seppelliti in Basilicata, nei Comune di Pisticci, in località Coste della Cretagna, lungo l'argine del fiume Vella.

L'operazione di caricamento e trasporto dei bidoni dal sito di Rotondella sarebbe stata effettuata nella notte tra il 10 e 11 gennaio 1987 ed il pagamento dell'operazione al boss della 'ndrangheta sarebbe stato regolato tramite un faccendiere per conto del Dott. Tommaso Candelieri dell'Enea di Rotondella.

Un secondo smaltimento illecito si sarebbe concretizzato tra il novembre 1992 e febbraio 1993, allorquando, sempre il dott. Candelieri, ricontattato dal predetto collaboratore di giustizia, avrebbe dato la disponibilità ad avviare a smaltimento altri 1.000 bidoni di rifiuti tossici e radioattivi, costituiti da fanghi e rifiuti ospedalieri contenenti ossido di uranio, cesio e stronzio.

Sui fatti evidenziati, il Dr. Candelieri sta predisponendo la documentazione a supporto della querela che intende sporgere nei confronti del settimanale l’Espresso.

In merito, si rappresenta che il Centro ricerche della Trisaia, sito in Rotondella (MT), è stato sottoposto a controllo a cura del personale del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, nell'ambito di una campagna svolta nel l’anno 2004 su tutto il territorio nazionale, sui siti in cui insistono attività correlate all’impiego di radiazioni ionizzanti. Le operazioni di controllo sono state effettuate in collaborazione con funzionari dell'APAT. Sono stati eseguiti accertamenti volti a verificare le condizioni di conservazione dei rifiuti radioattivi prodotti e stoccati presso l'area del sito, nonché le condizioni relative alla sicurezza del sito stesso.

Il sito di Rotondella (MT) ospita l'impianto nucleare ITREC per il Trattamento e la rifabbricazione degli elementi di combustibile, realizzato nell’ambito di un accordo stipulato nel 1959 tra il CNRN (Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari) e l’US Atomic Energy Commission, allo scopo di verificare la convenienza tecnico – economica del ciclo "uranio – torio" rispetto al ciclo "uranio – plutonio".

Con verbale di consegna del 6 agosto 2003 l'impianto ITRIC è passato alle dipendenze funzionali della SOGIN S.p.A. ed è inquadrato nella Direzione Disattivazione Impianti Combustibile. La responsabilità dell'impianto è affidata al citato dr. Candelieri Tommaso.

Gli accertamenti non hanno portato a rilevare violazioni alle normative vigenti in materia di radiazioni ionizzanti.

 

Lo stesso Comando Carabinieri, allo stato, non ha deleghe di indagini di P.G. da parte di alcuna Procura della Repubblica in ordine ai fatti segnalati, ad esclusione di una attività delegata dalla Procura della Repubblica di Paola (CS), circa le vicende relative alla Motonave Jolly Rosso, con la quale si indicavano due siti su cui effettuare dei rilievi e misurazioni di radioattività e i cui esiti negativi sono stati già comunicati alla Procura richiedente.

Tuttavia, sono in corso, al riguardo, anche e soprattutto per acquisire elementi informativi e di valutazione sulla delicata vicenda, contatti con i Magistrati della Procura Nazionale Antimafia, e segnatamente con il dott. Macrì, responsabile della Sezione Ecomafia, recentemente istituita dal Procuratore Nazionale Vigna.

Consta che da tempo, sul traffico di scorie radioattive, siano interessate le Procure della Repubblica di Reggio Calabria e di Potenza, che al riguardo operano con altri organi di Polizia,

Per opportuna conoscenza, si rappresenta che nel 1997 l'ANPA. ora APAT, ha promosso e condotto una campagna di monitoraggio della radioattività ambienntale lungo le coste delle regioni Basilicata e Calabria, in collaborazione con il Centro di Riferimento Regionale per il controllo della radioattività ambientale della Regione Calabria, del Servizio di Fisica Sanitaria dell'Azienda Sanitaria "Pugliese-Ciaccio" di Catanzaro, dell'Università di Calabria di Arcavacata (Cosenza) e del Presidio Multinazionale di igiene e Profilassi di Matera. All'indagine hanno partecipato anche il Nucleo Operativo Ecologico dell'Arma dei Carabinieri e l'Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare. A tal proposito il rapporto di tale attività recita: "L'indagine si è resa necessaria a causa del protrarsi delle voci allarmanti e la giusta preoccupazione suscitata presso le Autorità e le popolazioni locali su una possibile contaminazione derivante da affondamento in fondali profondi di navi con a bordo materiali radioattivi e da depositi clandestini di rifiuti radioattivi posti nelle vicinanze delle coste. E' stato possibile ottenere un quadro completo ed integrato della situazione della contaminazione dei litorali della regione. Le analisi condotte sulle spiagge, sulle acque costiere e sui sedimenti, nonché alcuni campioni di pescato, non hanno messo in evidenza la presenza di radionuclidi di origine antropica nella catena trofica dell'ambiente costiero, eccezion fatta per il Cs-137 che è il radionuclide artificiale ubiquitario nell’ambiente marino. Va sottolineato che nei campioni nei quali era stata rilevata la presenza di cesio in quantità misurabile, i valori ottenuti erano confrontabili con quelli presenti nei campioni provenienti da altre regioni italiane e non avevano rilevanza sanitaria."

Peraltro il primo rapporto sullo stato dell'ambiente in Calabria, emesso nel dicembre 2000, fa menzione delle stesse indagini, riportando le identiche conclusioni del sopraccitato documento dell' ANPA.

Inoltre, sempre per quanto concerne il paventato affondamento di naviglio con a bordo rifiuti radioattivi, l'Agenzia ha effettuato nell'anno 1997, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria - Direzione Distrettuale Antimafia, attività di ricerca nel mar Ionio relativamente all'affondamento di una motonave in riferimento ad ipotesi di traffico illecito di rifiuti radioattivi.

Le ricerche della motonave non hanno sortito esito.

Da quanto detto, le vicende evidenziate nell'interrogazione sono all’attenzione dei vari organi giudiziari che la seguono ormai da tempo, così come sono all'attenzione della Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo del rifiuti.

Qualora i risultati delle indagini in corso dovessero confermare quanto riportato sull'Espresso, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio porrà in essere tutte le azioni per la salvaguardia della salute e del territorio, senza tralasciare l’avvio della procedura per la promozione dell'azione di risarcimento del danno ambientale, ai sensi dell'art 18 della legge 349/86.