da "il Fronte Comunista" numero speciale ottobre 1974)

LA RISPOSTA OPERAIA E POPOLARE

AL FASCISMO E’ STATA DURA COME SEMPRE

LA RISPOSTA DI LAMEZIA AL DELITTO FASCISTA

Appena saputo dell'omicidio, centinaia di persone si sono riversate, dapprima sul luogo del delitto per soccorrere i feriti ed in seguito si sono dati ad una disperata caccia al fascista, raggiungendo il De Fazio e riversandogli addosso la rabbia e il dolore per l'accaduto.

Dopo che i vigili urbani presero in consegna l'assassino, un corteo di circa mille persone ha percorso la città facendo piazza pulita dei pochi fascisti rimasti, assaltando la sede del MSI e distruggendola.

Nello stesso tempo circa quattrocento persone, per lo più operai, hanno manifestato sotto la Questura, chiedendo che il fascista venisse consegnato nelle loro mani.

Intanto, la notizia si è sparsa per l'intera città, dai quartieri accorrono a centinaia i compagni, insieme ad operai, commercianti, donne, che sentivano come un dovere lo scendere in piazza. Si fa una grossa assemblea popolare si lancia la parola d'ordine di uno sciopero generale per l'indomani e subito dopo riparte un nuovo e più grosso corteo. La notte si organizza la veglia sul luogo dove Adelchi è stato trucidato.

Lunedì mattina lo sciopero è generale, non un negozio, non una scuola, non un qualsiasi posto di lavoro funzionava. Sotto la pioggia torrenziale si snoda un corteo di oltre 6000 persone, uno tra i più grossi che la storia di lotta di Lamezia ricordi. Nonostante il maltempo imperversi, il corteo continua la suo strada senza che nessuno si allontani, anzi ingrossandosi a mano a mano che procedeva. A migliaia, le persone si succedono sul luogo dell'assassinio, portando fiori, dando la propria solidarietà militante.

La sera in una affollatissima assemblea si decide lo sciopero generale degli studenti per il giorno dopo.

Martedì 22 lo sciopero nelle scuole è totale, dopo un breve corteo di oltre 1000 studenti ci si reca alla camera ardente allestita nella sala consiliare.

 

C'è un via vai continuo di gente, senza interruzione fino all'orario fissato per il funerale. Contemporaneamente per protestare contro le vergognose menzogne della Gazzetta del Sud si decide di bruciare in piazza alcune copie. La parola d'ordine è ripresa in maniera sorprendente dalla gente che passa, dagli operai che ripetutamente stazionano lì davanti, si parte da decine di copie, si arriva a centinaia e a migliaia; chiunque aveva soldi li consegnava ai compagni che avevano improvvisato una colletta per comprare e bruciare sempre nuove « Gazzette ». Si arriva al punto che si hanno tante gazzette che per bruciarle tutte si è arrivati a tarda sera! Verso le 15,30 il funerale; uno folla immensa, delegazioni operaie di consigli di fabbrica. Centinaia di bandiere rosse, compagni giunti da tutta la regione e con ogni mezzo, e poi tutta Lamezia in piazza. Circa 30.000 persone seguono in silenzio il feretro del nostro compagno Adelchi Argada. Nei discorsi commemorativi al di là dei giri di parole, si riafferma in maniera decisa la volontà di proseguire la lotta intrapresa coerentemente da Adelchi.

Questa grossa manifestazione di popolo è l'espressione più chiara del dolore che ha colpito la Calabria antifascista nel suo complesso, ma anche la consapevolezza lucida della necessità di continuare a lottare per debellare una volta per tutte il fascismo e la società da cui ne trae alimento.

Nella stessa giornata i sindacati hanno indetto un'ora di sciopero in tutto la regione con assemblee nei posti di lavoro. Il Mercoledì mattina assemblee d'istituto in tutte le scuole anche in quelle dove tradizionalmente era difficile farle. Vengono presentate mozioni in cui si esprime lo sdegno e la volontà di lotta, su obbiettivi precisi come MSI fuori legge e contro la Gazzetta del Sud, vengono votate ed approvate a larghissima maggioranza.

Subito dopo un nuovo corteo formato dal Professionale per il Commercio si unisce al Liceo Scientifico e al Magistrale e tutti insieme si ridiscende in piazza per un nuovo corteo. Intanto la sottoscrizione lanciata per iniziative antifascista coinvolge centinaia di persone.

Giovedì si conquistano in tutte le scuole assemblee di classe e nel pomeriggio, nel corso di un'assemblea interistituti si decide di partecipare allo sciopero regionale dei braccianti.

Il giorno dopo, venerdì, nuovo grande corteo, nuovo impegno di lotta antifascista. Queste giornate, anche se nella loro terribile tristezza sono state l'unità di misura della capacità di mobilitazione per sbarrare il passo al fascismo in tutte le sue forme. E’ un monito per chi credeva di liquidare il tutto con pretestuose asserzioni o per chi pensava di agire impunemente, non solo contro la nostra organizzazione e il nostro compagno in particolare, ma soprattutto contro il movimento di classe nel suo complesso.