Gazzetta del Sud 17 novembre 2006

Rifondazione L’allarme lanciato dopo la proposta avanzata all’Ato dall’azienda che vuol prendere in mano la gestione del servizio

Acqua più cara del 50% nella Piana

"Cari sindaci, ora dovete scegliere a carte scoperte: gestore pubblico o privato?

 

Aumenti dell'acqua dal 20 al 50%. L'ipotesi è contenuta nella proposta avanzata - all'Ato dall'azienda privata interessata alla gestione delle acque in provincia. L'Ato, cioè l'ambito territoriale ottimale, l'ente subregionale che attualmente si occupa della gestione, dovrà vagliare la proposta nelle prossime settimane, e decidere se affidare il servizio al pubblico o al privato. Ecco perché Rifondazione in una lettera aperta chiede ai sindaci del comprensorio lametino di fare una scelta: pubblico o privato?

La domanda viene formulata dal segretario della federazione di Rifondazione Piero Mascara e dal segretario cittadino Luciano Rimini.

Che non solo paventano un aumento enorme del costo dell'acqua a svantaggio delle tasche dei cittadini, ma aggiungono che «è prevista la revisione delle tariffe (certamente in aumento) con cadenza semestrale o annuale». E aggiungono: «Se così è, signori sindaci, capirete che si sta consumando un atto di saccheggio ai danni dei cittadini e del territorio. Con l'aggravante che tutto questo avviene grazie al fatto che certa "politica" locale, invece di occuparsi del gestione della cosa pubblica nell'interesse dei cittadini, si è trasformata in "piazzista" delle imprese del settore. Una politica che nel rifiutarsi di riconoscere l'accesso all'acqua come un diritto universale fondamentale dell'umanità, la considera come una materia prima, un bene solo ed esclusivamente economico».

Per Mascaro e Rimini « questa è una "politica" che fa finta di non sapere che decine di amministrazioni locali hanno deciso di riaffidare al pubblico la gestione del servizio idrico». E fanno l'esempio della vicina provincia di Vibo Valentia, dove la stragrande maggioranza dei sindaci chiede una gestione pubblica del ciclo dell'acqua.

«È in questo contesto», dichiarano gli esponenti di Prc, «che grandi imprese locali e nazionali, estromesse in molte gestioni Ato nel Centro e Nord Italia, soprattutto in quelle che perseguono indirizzi di gestione pubblica, hanno ormai solo le regioni meridionali, e la Calabria in particolare, come ultimo riferimento. Ed è così che può accadere che i percorsi per l'affidamento più che badare ai servizi e ai diritti del cittadino, hanno il sapore di grandi operazioni finanziarie, garantite dalle banche e soprattutto dalle tariffe che si dovranno pagare e, il tutto vale per i prossimi 20 anni». Quindi si verifica il paradosso che nelle regioni dove i redditi sono più alti l'acqua costa meno, e in quelle più povere le tariffe sono proibitive.

Rifondazione sostiene che «queste operazioni non fanno altro che svendere il nostro futuro su un bene del quale non possiamo fare a meno e assoggetteranno i cittadini ai costi che detterà la logica d'impresa. È potuto accadere così che mentre la legge prevede la gestione del ciclo integrato per ambiti ottimali, la Regione Calabria negli anni scorsi decidesse per una gran parte del servizio. La legge è svilita nel suo principio essenziale e i Comuni vengono quasi violentati per la cessione di un servizio pubblico in favore di altri ed a danno dei cittadini».

L'appello ai primi cittadini della città e dell'hinterland continua: «Come sapete, signori sindaci, in tutto il territorio nazionale s'è palesato uno scontro politico sociale ed istituzionale aspro e forte che ha evidenziato gli interessi economici altrettanto forti che sono in gioco e le opzioni politiche e culturali profondamente diverse che si vanno formando e confrontando. Abbiamo visto che in molti consigli provinciali e comunali si formano schieramenti politici collocati nel campo del bene comune, contro la privatizzazione e per la ripubblicizzazione. La realtà italiana è in forte movimento, e l'uniformità del disegno privatistico che dominava la scena qualche anno fa, si è frantumata dando vita ad una presenza istituzionale ancorata all'idea di una gestione pubblica, nuova e partecipata».

Ecco perché Rifondazione chiede ai sindaci: «Dite pubblicamente da che parte state, avete l'obbligo di farlo davanti ai vostri cittadini, l'obbligo di dire se state con loro o dalla parte delle imprese che hanno tutto l'interesse di considerare l'acqua una merce da sfruttare con i massimi profitti a discapito del diritto universale all’acqua come bene comune».