il Domani 3 ottobre 2006

Il "NO" di Rifondazione Comunista e Rosa nel Pugno che attaccano la Margherita

"La privatizzazione produce

disoccupazione e precarietà"

E sempre sulle problematiche relative alla Multiservizi, si registra invece la netta opposizione di Rifondazione Comunista e dello SDI- Rosa nel Pugno, che si schierano contro la privatizzazione.

"Da qualche anno – esordiscono i dirigenti dei due partiti - si aggira in città uno strano sponsor della privatizzazione. Si, proprio così, qualcuno, con una insistenza certosina, ha assunto come obiettivo massimo e prioritario per la città l’apertura a soci privati della LameziaMultiservizi. Una insistenza questa che non fa i conti con le scelte fallimentari che già si sono realizzate nella nostra e in altre regioni. Le scelte che si sono realizzate con la privatizzazione di fasi importanti nella gestione dei rifiuti e delle acque reflue hanno prodotto, non solo in Calabria, deficit d’esercizio, rinegoziazione finanziaria da parte dei gestori e grandi proteste popolari per i costi, sia economici che ambientali, ricaduti sui cittadini.

La gestione dei cicli dell’acqua e dei rifiuti meritano un'attenzione ben diversa da quella che si vuole disegnare per la LameziaMultiservizi. La difesa dell’ambiente è un bene fondamentale primario che implica un uso e una gestione dei rifiuti che necessitano di una strategia basata sulla sostenibilità ambientale, la difesa della salute e quindi l’interesse generale. Concetti questi che appartengono alla storia e alla sensibilità del movimento ambientalista e quindi fortemente condivisi da parte nostra. Peccato che queste impostazioni si scontrano con l’interesse primario delle società private che è quello di fare utili. Le esperienze, dopo la sbornia liberalizzatrice degli anni ‘90 ci parlano di un continuo aumento dei prezzi per i cittadini ed un peggioramento della qualità dei servizi privatizzati.

Non a caso una ricerca dell’Anci del maggio 2006 rileva che il 69% dei cittadini chiede più regole e ben il 78% crede che nei servizi sia necessario un maggior intervento pubblico. Del resto l’Anci (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) proprio in questi giorni ha espresso la sua contrarietà alle ipotesi di privatizzazione, che si chiedono da più parti, dei servizi pubblici locali. Non la pensa diversamente neppure Mauro D’Ascenzi, presidente di Federutility: «Quello che capita in Telecom e Autostrade dimostra che si è vagheggiato per anni del potere benefico delle privatizzazioni. Ora il privato sta vendendo le aziende agli stranieri». Coloro che si fanno portatori della privatizzazione, innanzitutto alcuni esponenti della Margherita, fanno finta di non sapere di come le privatizzazioni abbiano principalmente prodotto disoccupazione e precarietà, incrementi esponenziali delle tariffe, dequalificazione dei servizi, perdita di spazi pubblici e di partecipazione democratica.

Non dovrebbe essere sfuggito, inoltre, che il governo Prodi attraverso il Decreto Bersani, quello sulle liberalizzazioni, ha riproposto la proprietà pubblica dell’acqua, così come da programma presentato ai cittadini, rimettendo in discussione così le politiche di privatizzazione che hanno riguardato la gestione del ciclo delle acque.

Per noi – precisano i dirigenti di Rifondazione comunista e della Rosa nel Pugno - la LameziaMultiservizi va tutela come azienda pubblica, che pur in assenza di un quadro normativo chiaro ed omogeneo, ha investito nell’offerta di migliori servizi al cittadino. Per questo ci opporremo alle ipotesi di privatizzazione.

Per questo la sponsorizzazione della privatizzazione da parte di alcune forze politiche del centrosinistra suona perlomeno anacronistica, completamente slegata dalla discussione che sta attraversando l’Unione a livello nazionale. E’ necessario invece su questo argomento aprire un serio confronto con la città sul destino di un bene comune che va tutelato e che va mantenuto assolutamente pubblico. Ci sono molti problemi legati al ciclo dei rifiuti e dell’acqua, alla qualità di quest’ultima, che necessitano di un confronto ampio e partecipato.

Nel Paese diverse sono le realtà che hanno scelto strade diverse dalla mercificazione di beni strettamente legati alla qualità della vita, dell’ambiente e della salute e che hanno praticato un confronto ampio con le comunità locali prima di prendere qualsiasi decisione. Lo chiediamo all’amministrazione comunale e alle forze politiche dell’Unione. Sarebbe un segnale per contribuire a un processo democratico per mantenere pubblici i beni comuni".