Liberazione 15 marzo 2006

 

 

"Vi spiego come si truffano i fondi europei"

Intervista al colonnello Cesare Nota Cerasi, che guida il gruppo Repressione frodi della Guardia di finanza della regione Calabria: "Un "giochetto" realizzato attraverso l’utilizzo di fatture che si riferiscono ad operazioni inesistenti"

 

Di Maria R. Calderoni

 

Non c'è bisogno del commissario Montalbano. Basta bussare alla Guardia di Finanza, comando Regione Calabria (piazza del Rosario 11, Catanzaro), e dedicare un'ora ad ascoltare quello che dicono gli uomini del reparto speciale creato non molto tempo fa. Loro lo chiamano Grf. Tradotto significa Gruppo Repressione Frodi (30 uomini a Catanzaro, e nuclei in ogni capoluogo di provincia).

E quello che dicono, queste Fiamme Gialle speciali, è estremamente interessante. Perché quello che dicono spiega molto bene ciò che sta succedendo in Calabria - la Rapina del secolo, il fiume di euro che passa e non lascia traccia, finendo spesso nelle tasche di speculatori e falsi imprenditori, gli esperti delle fabbriche fantasma, quelle aperte e repentinamente chiuse, previo saccheggio dei (tanti) soldi pubblici, i profittatori senza volto delle cecità burocratiche, delle complicità politiche, delle corrotte gestioni clientelari.

Come un romanzo noir, il racconto delle Fiamme Gialle non ha bisogno di introduzioni né di commenti. Pirandello e lonesco, farsa e tragedia in una terra come la Calabria drammaticamente segnata, ieri e ancora più oggi, dalla mancanza di lavoro, dal degrado degli ecomostri dopo le cattedrali nel deserto, dai 750 chilometri della sua ex stupenda costa orrendamente devastata, dagli artigli dell'ndrangheta che spadroneggia.

Niente commenti. Niente introduzioni, Quello che segue è il racconto nudo e crudo che ci ha fatto la Guardia di Finanza e tale e quale lo trascriviamo.

A parlare è il colonnello Cesare Nota Cerasi, comandante del GRF calabrese. Un cacciatore di teste. Un cacciatore di farabutti.

«Il nostro è il Gruppo Repressione Frodi, Grf. Una sezione specifica del Corpo che si occupa di monitorare e contrastare eventuali "condotte illecite" nell'ambito dei finanziamenti pubblici. Finanziamenti pubblici di qualsiasi natura: sia di tipo nazionale, erogati cioè direttamente da Roma (enti governativi e istituzionali, per capirci), sia di provenienza regionale (dati dalla Regione Calabria); oppure elargiti direttamente dalla Comunità europea. E' un Gruppo in sostanza che ha competenza sull'intera regione.

Abbiamo quindi la facoltà di analizzare tutti i dati che concernano tutti questi finanziamenti. Compresi ovviamente quelli della 488».

Come è stato il vostro inizio, come avete cominciato.

Avevamo notato nell'area di Cutro, che è una piccola località in provincia di Crotone- definita "area di crisi" a causa dello smantellamento industriale che l'intera zona ha subito negli ultimi anni - una strana concentrazione di imprese. Tutte più o meno riconducibili al medesimo asse societario. Si trattava di due cordate imprenditoriali, una del Bresciano e una del Ravennate, che avevano costituito ben sei società. La cordata ravennate aveva costituito la ; Masc srl, la Piadina, la Coatek srl; quella dei bresciani la Proema, la Plastiva srl, la Crown Power Trasmission srl. Complessivamente queste imprese avevano un piano di investimento di 150 milioni di euro; e a questo titolo, approvando il progetto, lo Stato e la Ue intervenivano con ben 70 milioni (di euro). Quando noi siamo intervenuti, circa 26 milioni del finanziamento approvato erano già stati erogati (i fondi, come si sa, vengono assegnati gradualmente, si chiama a stato avanzamento lavori).

E quando siete arrivati avete trovato...

"Condotta fraudolenta", si chiama così il reato in genere oggetto dei nostri interventi. Di che si tratta, è presto detto. In pratica - è la quasi generalità dei casi - vengono fatti figurare costi assai superiori rispetto a quelli sostenuti. Un "giochetto" realizzato attraverso l'utilizzo di fatture che si riferiscono ad operazioni inesistenti. In sostanza, faccio un esempio: un capannone completo - manovalanza, impianti, macchinari - il cui valore complessivo è dato per 100, in realtà alla società effettivamente è costato 5,10: e questo appunto è il metodo utilizzato per indurre in errore il soggetto erogatore (Stato, Regione, Ue che sia).

Soldi rubati a mano salva, diciamo.

Soldi, ma il danno non è solo questo. Naturalmente, per ottenere tali investimenti, le società devono impegnarsi a raggiungere certi livelli occupazionali. Che invece vengono vanificati. Faccio ancora un esempio, il caso più clamoroso. La Proema spa doveva assumere, secondo il piano degli investimenti, 250 operai: non ne è stato assunto nemmeno uno. L'unica azienda delle sei che aveva realizzato qualcosa sul piano dell'occupazione, era la Crown Power: abbiamo trovato assunti 12 dipendenti. Ne doveva occupare 102.

Si potrebbe chiamare associazione a delinquere...

Qui - parlo sempre dell'area di Cutro, nel Crotonese - si registrava il vuoto lasciato dalle vecchie e importanti industrie Enichem, via via tutte chiuse; e quindi i contributi, quei milioni di euro, erano stati stanziati proprio allo scopo di riassorbire la disoccupazione che si era venuta a creare. Invece niente. E questa è purtroppo la costante comune delle frodi che noi intercettiamo qui in Calabria. Cito un' altra nostra inchiesta, quella in provincia di Cosenza. Ben quindici società che dovevano assumere circa 1.150 dipendenti. Ma quando siamo arrivati, di assunti ce n’erano appena 40.

E come l'avete scoperto?

Attuati i primi accertamenti, sono emersi fatti penalmente rilevanti e quindi abbiamo subito riferito alla Procura di Catanzaro, che ci ha autorizzato a eseguire delle indagini. La prima fase, naturalmente, consiste nell’acquisire tutte le "carte" - fatture, bilanci, registri -, a cui segue quella dei controlli incrociati. In questo modo, di un determinato bene, si verifica il costo effettivo. Si rileva, per esempio, il numero di matricola di un macchinario, si risale al produttore per vedere quanto costa realmente. Nel caso di queste sei aziende, le fatture venivano emesse da società estere, con sede in Francia e in Gran Bretagna. Il passaggio sull'estero, è l'espediente usato per rendere difficoltoso un eventuale accertamento. Per risalire ai fatti, e dimostrare che queste società estere spesso non sono altro che le cosiddette "cartiere" - cioè società inesistenti, chiamate appunto cartiere perché producono solo carte - bisogna faticare un bel po'... L'ammontare delle fatture inesistenti era circa di 15 milioni di euro: fatture emesse senza nessun giustificativo di nessuna operazione, né acquisto di beni, né prestazioni di servizio. Fasulle e basta.

Quanti, quante volte?

Complessivamente abbiamo segnalato all'autorità giudiziaria 40 soggetti. Con richiesta di custodia cautelare, che è stata accettata, proprio adesso, nello scorso febbraio. Cinque di questi 40, infatti, i principali artefici della frode, sono finiti in carcere. Uno è irreperibile, residente in Brasile...

Qualche nome?

Per esempio, Pedercini Luciano, di Cotogne (Brescia), legale rappresentante della Crown; Camelia Uberti, moglie del Pedercini, amministratore unico della Plastiva; Paparone Paolo, legale rappresentante della Proema (lui è nato a Terni e risultava residente a Torino, però poi si è scoperto che da qualche anno viveva anche lui in Brasile). Vede, la nostra operazione è chiamata "Pietra Preziosa", perché la Proema (mi fa rabbia che a pagare sia la gente, rimasta senza lavoro dopo tutti i soldi ricevuti e gli impegni presi), la Proema, dicevo, aveva avuto assegnato un finanziamento di 18 milioni di euro. Ebbene la Proema ha preso la prima tranche, 6 milioni di euro; c'è stata pure una bella cerimonia, col signor Paparone, il sindaco, il vescovo di Crotone presenti a festeggiare la posa della prima pietra. Che è rimasta tale. Perché non si è mai fatto più niente. E i soldi sono finiti in Brasile, in altri stati, nei cosidetti paradisi fiscali. Quella pietra, lo Stato l'ha pagata 6 milioni di euro. Una Pietra Preziosa, in senso letterale. Abbiamo una bella foto, possiamo inviarla al suo giornale, se vuole...

La cosa importante, armeno per noi, è che siamo riusciti ad ottenere il sequestro di tutti i beni - mobili, immobili, disponibilità bancarie - di questi cinque. Sono così rientrati 13 milioni di euro. Un po' di recupero. La Proema non aveva proprio nulla, solo quella prima pietra. Alla Crown Power abbiamo sequestrato almeno i capannoni. Ci sarà il processo.

E i 15 diCosenza?

Erano anche loro di Brescia, (questo caso è stato seguito dal nostro nucleo di Paola). Dicevamo, quindici società. Tutte riconducibili a due stimati professionisti di Cosenza. Per la precisione, due dentisti. Da un giorno all'altro, avevano deciso di cambiare vita e lavoro. Di avviare tutta un serie di attività imprenditoriali nel campo dei, pannelli fotovoltaici, dei prodotti in plastica, del commercio e riparazione delle macchine agricole; insomma, una gran propensione a diversificare. Lupo Giovanni e Mollati Gennaro. Anche loro hanno fatto un periodo di carcere; attualmente sono in attesa di processo a piede libero».

E quanti bei soldini hanno preso, Lupo Giovanni e Mollati Gennaro?

I contributi concessi erano 81 milioni di euro. Dei quali: percepiti, circa 35. Quanto alle "diversificate" attività, hanno visto la luce appena tre imprese. E anche qui a bassissimo regime. La Solaris, per esempio. Ha percepito un finanziamento di 13 milioni di euro, tutto intascato; doveva occupare 215 dipendenti: al momento del nostro intervento ne abbiamo trovati appena 14. Tutta gente che non percepiva salario da tre - quattro mesi, con famiglie e figli e mutui sulle spalle.

Quanti trovati con le mani : nel sacco?

Le dò solo il dato nostro, del nostro Gruppo. Allora. Dal 2003 ad oggi: come soggetti economici, 24; denunciati 103, di cui 13 in carcere. Giro di soldi, 173 milioni di euro, dei quali percepiti 82 milioni. Tenga conto che in Calabria, nel quadro degli investimenti di sostegno, sono arrivati oltre 5 miliardi di euro: dal 1994 ad oggi. E non si tratta di un'unica fonte: i fondi arrivano infatti da Roma, dalla Regione, da Bruxelles. Per cui, a questi 5 miliardi, c'è da aggiungere tutta un'altra serie di "contributi" che, complessivamente considerati, superano abbondantemente quella stessa cifra (e per niente trascurabili, dopo i cosiddetti fondi strutturali, anche i fondi elargiti sotto la voce agricoltura).

Per concludere.

Soltanto nel 2005, e soltanto come dato regionale, abbiamo riscontrato 27 violazioni, denunciato 36 persone, rilevato indebite percezioni di 104 milioni 160.097 euro. E bloccato - vale a dire che siamo arrivati in tempo - 44 milioni 650 mila 229 euro.

Qui Catanzaro. Sostiene il Colonnello.

 

La proposta sarà presentata alla Camera

Rifondazione: pronta una legge per vigilare sui fondi pubblici

 

Disegno legge "preventivo". Esce dalla stanze del Comitato regionale Prc e lo firma Antonello Falomi, candidato in Calabria nelle liste di Rifondazione, intitolato "Istituzione di una Commissione parlamentare di vigilanza per gli aiuti pubblici alle imprese". Se eletto, Falomi lo presenterà in Senato ben prima dei "primi cento giorni". L'art. 4 dice che «è istituita in ogni Regione una Commissione regionale per gli aiuti pubblici con l'incarico di valutare e controllare l'impiego degli aiuti di cui all'art.1»; e l’art.7 dice che «il datore di lavoro è tenuto ha comunicare alle rappresentanze sindacali l'ammontare e l'utilizzazione degli aiuti pubblici di cui all'art. 1».

Punti fermi ad hoc. Non a caso il disegno di legge nasce qui, in Calabria, territorio di Obiettivo Uno. I conti dei soldi qui piovuti, li fa sulla punta delle dita il segretario regionale Rocco Tassone, che al tema ha dedicato la dovuta attenzione. «In Calabria sotto la voce Por (Piano operativo regionale) sono stati erogati 12 mila miliardi di lire in 6 anni {2000-2006}. Fondi Ue, fondi strutturali, destinati appunto alle zone dette ad "Obiettiivo Uno", quelle cioè con un reddito pro capite inferiore alla media europea e che per questo usufruiscono di incentivi e di particolari benefici fiscali. Non solo. Sono infatti arrivati, sempre dal 2000 ad oggi, 1 miliardo e 900 milioni di euro in conto legge 488 e solo per le voci industria commercio e turismo. E poi ci sono da aggiungere "contratti d'area", i "patti territoriali", le "sovvenzioni globali". Eppure la regione è andata indietro, non è andata avanti. Eppure la Calabria è al palo, in fondo, agli ultimi posti per reddito, occupazione e vivibilità.

Sembrerà incredibile, ma la Calabria è la regione che non ha saputo utilizzare tali fondi (a differenza della Basilicata che li ha spesi tutti), soprattutto a causa della doppia tenaglia: incapacità burocratica da una parte e gestione clientelare dall'altra. E inoltre, appunto, sono arrivati "i padroni oscuri", quelli che arraffano i soldi, aprono e chiudono fabbriche e spariscono col malloppo, lasciando terra bruciata e dipendenti sul lastrico. Fabbriche con la "macchia originale", nate per chiudere. Ultima ma non "ultima". Infatti, anche la vicenda per l'emergenza ambientale è della serie "prendi il malloppo e scappa". Solo che, stavolta, sarebbero direttamente coinvolti i vertici istituzionali della precedente giunta di centro-destra. In sintesi, in Calabria il settore della depurazione delle acque reflue e dello smaltimento dei rifiuti è commissariata da circa dieci anni. Commissario straordinario, fino a tutta la precedente legislatura, il presidente della giunta regionale, coadiuvato da un sub commissario "politico" e da "un responsabile del procedimento" tecnico. Sono stati spesi centinaia di milioni di euro, ma l'emergenza non è stata risolta. Il presidente Agazio Loiero, a capo della nuova giunta regionale di centro-sinistra, nello scorso autunno ha chiesto scusa ai turisti per la scarsa qualità delle acque di balneazione calabresi.

Per anni, noi di Rifondazione Comunista abbiamo protestato per le modalità di gestione di questi fondi. Abbiamo sempre detto che il commissariamento riguardava la "funzione", non le leggi; e che il commissario straordinario doveva appunto attenersi alle leggi nell'esercizio dei suoi compiti.

Finalmente la pentola è stata scoperchiata dall'inchiesta "Poseidone", che coinvolge addirittura il segretario Udc Lorenzo Cesa, risulterebbero mancare all'appello 500 milioni di euro»

mrc