il Domani 10 gennaio 2006

 

E’ quanto sollecita Rifondazione comunista in una lettera-appello 

al sindaco Gianni Speranza

 

"Azzerare il Cda della LameziaEuropa"

"E sull’ex Biofata bisogna concordare un calendario di cose da fare con 

il comitato Borghini"

In una lettera inviata al sindaco, Gianni Speranza, i componenti del direttivo del Circolo "Adelchi Argada" di Rifondazione comunista, si soffermano su alcune importanti questioni legate all’area industriale ex-Sir.

"Utilizziamo lo strumento della lettera aperta – si legge nella missiva indirizzata al primo cittadino- per tornare su alcune questioni riguardanti l’Area Ex-SIR e in specifico le prospettive a seguito della vicenda Biofata.

Abbiamo posto, nelle settimane scorse, alcune questioni politiche che ci sembrano rilevanti rispetto allo sviluppo economico e occupazionale che può scaturire dalle scelte che si dovranno compiere su quell’area che in molte occasioni abbiamo concordemente definito strategiche.

Il primo punto che vogliamo affrontare riguarda specificatamente la questione Biofata. Tralasciamo le considerazioni sulla nascita e l’epilogo di questa ennesima illusione che in questi 4-5 anni si è consumata dietro ad un sostanziale lassismo di chi, a livello centrale, nella Regione e a Lamezia, avrebbe dovuto verificare che gli impegni assunti dalla cordata di imprenditori, fossero rispettati nei tempi e nella sostanza, visto che hanno avuto la disponibilità di una porzione grande di una delle pochi grandi aree a vocazione industriale del Sud d’Italia.

Oggi – prosegue la lettera di Rifondazione comunista - le due questioni che abbiamo davanti sono sia il recupero delle aree, che pare sia in corso da parte della Lamezia Europa con il sostegno di Sviluppo Italia, sia, soprattutto, l’utilizzo produttivo dei terreni e il contestuale mantenimento del finanziamento previsto di circa 36 Milioni di Euro.

Abbiamo avuto modo di sentire e di leggere di progetti, di idee a nostro modo di vedere un po’ fantasiose e avventuriste mentre questo deve essere il momento della concretezza perché è l’occasione per affrontare e programmare processi di sviluppo che debbono avere ragionevoli certezze di riuscita .

Non è possibile continuare ad essere approssimativi, ad agire sotto la spinta dell’emergenza e dei tempi stretti e rischiare di farci abbagliare, ancora una volta senza ottenere risultati.

Per questo abbiamo sollevato come questione prioritaria, nei confronti del Comitato Borghini, quella di ottenere un tempo congruo (almeno 6 mesi) per fare in modo che i soggetti interessati possano capire la situazione, organizzare un percorso serio di utilizzo sia dell’area che del finanziamento.

A nostro modo di vedere il primo impegno politico da assumere come Amministrazione Comunale verso la Provincia e la Regione è appunto quello di intervenire sul Comitato Borghini per concordare un calendario preciso di cose da fare per arrivare, in periodo congruo, ad una (o più proposte) di insediamento.

Per poter utilizzare al meglio questo periodo, rispettare il calendario e, soprattutto ridurre al minimo i rischi di commettere errori che pagherebbero la città e il suo comprensorio, occorre, a nostro parere, partire dalla considerazione che non abbiamo le competenze, le conoscenze sufficienti per poter " fare da soli".

Abbiamo la necessità di farci aiutare, di avere accanto esperienze, persone e strutture che si occupano di sviluppo locale, che hanno ottenuto risultati e che possano fornirci contributi di carattere tecnico-scientifico su cui la politica e le Amministrazioni coinvolte, insieme alle forze sociali ed economiche possano prendere, con cognizione di causa, le loro decisioni.

Come tutti sappiamo i processi di sviluppo locale non si inventano dall’oggi al domani. Hanno bisogno di percorsi , di studi, di confronti sociali che richiedono tempo e strumenti adeguati.

Territori con decenni di storia produttiva sulle spalle e con istituzioni locali più abituate di noi a programmare e gestire processi complessi (dai distretti industriali alle aree a vocazione pluriproduttiva) hanno difficoltà in presenza di una crisi industriale e di competitività del nostro sistema economico e produttivo a trovare strade adeguate per il loro rilancio.

A maggior ragione, nel nostro caso, in presenza di anni e anni di abbandono di ogni idea di programmazione a livello Regionale e di una sostanziale inerzia degli attori locali deputati a promuovere lo sviluppo (Soc. Consortile Area EX SIR prima e Lamezia Europa dopo, l’Amministrazione Scaramuzzino prima e la Terna Commissariale dopo) dobbiamo, nel più breve tempo possibile recuperare il tempo perduto.

Il rapporto con le Università, con soggetti di fuori regione che si occupano di questi problemi (noi abbiamo avanzato una proposta finora caduta nel vuoto), diviene secondo noi essenziale per affrontare seriamente la questione.

Stesso discorso vale per il resto dell’Area Ex- SIR, ad oggi, dopo anni, utilizzato a casaccio, per una quota ridottissima ( intorno al 20% ) in gran parte da imprenditori che già operavano sul territorio e che si sono trasferiti lì solo per la convenienza del prezzo delle aree.

Anche qui occorre, a nostro parere, un grande slancio sul terreno della programmazione, almeno su una parte consistente dell’area. Non è possibile, infatti, che in una zona come quella non vi sia una "politica" di indirizzo che guardi ai settori innovativi della produzione, ad insediamenti ad alto contenuto tecnologico rischiando di "consumare", pian piano i terreni senza aver costruito (o almeno tentato di costruire) un "progetto di sviluppo d’area" che possa fare da volano per l’intera Regione Calabria.

Ma anche qui, occorre creare e sollecitare presso gli attori interessati, strumenti di analisi, di intervento che da una parte guardino ai macroprocessi economici (tutti parlano della globalizzazione e poi, in pratica, sembra che nessuno si dia pena, seriamente, di ragionare sulle conseguenze che ha soprattutto per aree economiche depresse come la nostra) e dall’altra cerchino di individuare le opportunità che i nostri territori possono offrire.

In una Regione che importa circa l’80% di quello che consuma, che esporta percentuali infinitesimali di produzioni e di servizi ma che vede il più alto tasso di investimenti fuori regione da parte dei propri imprenditori la questione della necessità di insediamenti produttivi (in senso classico) è questione cruciale.

Ce lo ha ricordato alcuni mesi fa un convegno promosso dalla FIOM e dalla CGIL tenutosi proprio a Lamezia, lo ha ripreso, in questi giorni il Vice Presidente della Giunta Regionale Adamo. Lo sviluppo del turismo, dei servizi, di altre forme di economia che sono auspicabili non può prescindere dalla costruzione di un minimo di apparato produttivo ambientalmente compatibile.

E, se questo è vero, non vi è dubbio che la sua allocazione logistica più confacente, per svariati motivi, non può che essere la nostra piana.

L’Aministrazione comunale deve, da questo punto di vista, aprire un tavolo di confronto con la Regione Calabria e con il governo nazionale per costruire le condizioni per il decollo dell’area mettendosi in condizione di poterlo fare da un punto di forza propositivo e supportato da adeguate ragioni, contribuendo ad innalzare la qualità della discussione e della proposta, chiedendo a tutti, Istituzioni e parti sociali di adeguarsi e fare, responsabilmente, la loro parte.

Contemporaneamente è necessaria, come segnale di cambio di rotta, una decisa azione di persuasione politica che punti decisamente all’azzeramento del Consiglio di Amministrazione della Lamezia Europa, con la sostituzione dei suoi membri da parte dei soggetti deputati con risorse umane e professionali che siano in grado, a differenza del passato, di far funzionare la Società e di renderla capace di realizzare gli scopi per cui è stata costituita, evitando di considerare queste nomine come "poltrone da affidare" e guardando invece alla qualità delle scelte.

 

Su queste problematiche occorrerà continuare il confronto e sollecitare interventi anche di quei soggetti, importanti, a partire dalle organizzazioni sindacali, che sino ad oggi non si sono espresse perché, come tutti sappiamo si tratta di una questione strategica per la città, il suo circondario e l’intera Calabria.