il Quotidiano 19 ottobre 2008

 

Rifondazione comunista: “le somme versate ingiustamente vanno restituite ai cittadini”

 

Non si paga un servizio che non c’è

 

Depurazione e fogne, sentenza della Corte Costituzionale

 


Non si deve pagare un servizio inesistente o approssimativo. Lo ha stabilito una sentenza della Corte Costituzionale, che rimette in piedi il tavolo squilibrato del servizio della depurazione, contro il quale si sono infrante finora le proteste dei cittadini e dei sindaci, impotenti di fronte ad un sistema che cancellava o nascondeva le responsabilità del mancato servizio attraverso lo scaricabarile.

La sentenza scaturisce da un assunto fin troppo ovvio: poiché il canone di depurazione è un compenso ad un servizio reso (e non un tributo), se non vi è il servizio non  può essere neanche chiesto il corrispettivo, che per la Corte Costituzionale viola l’art. 3 della Costituzione in quanto discrimina chi paga la tariffa senza ricevere in cambio il servizio.

 

“Sarà il caso della mancata depurazione della piattaforma depurativa di Lamezia?” si chiede Rifondazione comunista, da anni impegnata a sollecitare le autorità competenti al pieno funzionamento del servizio, che oggi ritiene che “la Corte Costituzionale ha messo finalmente la parola fine ad una evidente ingiustizia che da anni colpisce milioni di cittadini”.

La depurazione, ovvero il mancato servizio idrico integrato, a cui andava collegato anche quello idrico, finora ha rappresentato il buco nero calabrese a causa di ingenti risorse inghiottite da un servizio che ha dimostrato parecchie inefficienze, contraddizioni e per le pessime condizioni dela mare e delle coste calabresi.   

Il 10 ottobre 2008 è stata depositata dalla corte costituzionale, composta da Giovanni Maria Flick e dai giudici Francesco AMIRANTE, Ugo DE SIERVO,Paolo MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA,Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Maria Rita SAULLE Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, la sentenza 335 in riferimento alla quota della tariffa del servizio idrico destinata alla depurazione delle acque.

Essa dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 1, della n. 36/1994 (Disposizioni in materia di risorse idriche), e del testo modificato dall'art. 28 della legge n. 179/2002 (Disposizioni in materia ambientale), in quella parte che prevede che la quota di tariffa destinata al servizio di depurazione è dovuta dai cittadini “anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”. La Corte Costituzionale dichiara anche  l'illegittimità costituzionale dell'art. 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo n. 152/2006 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dai cittadini “anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”.

“Una sentenza di enorme importanza enorme in quanto sancisce che i cittadini non debbano pagare il canone per la depurazione sia nel caso che gli stessi non abbiamo le fognature allacciate agli impianti per la depurazione sia nel caso gli impianti stessi siano temporaneamente inattivi, osserva il circolo Argada di Rifondazione Comunista, e tutto ciò genera effetti anche retroattivi e quindi le somme versate negli anni passati devono essere restituite a chi le ha ingiustamente pagate”

 

La sentenza nasce dal ricorso di un cittadino campano nei confronti di una società di gestione del servizio idrico integrato che aveva richiesto il pagamento della tariffa riferita alla depurazione “pur non avendo effettuato né potendo effettuare il servizio di depurazione delle acque reflue, per essere notoriamente carente degli appositi impianti”.

Nella nostra città per anni i cittadini hanno assistito alla mancata depurazione delle acque di balneazione subendo non solo il grave inquinamento del mare ma anche l’ingiusto pagamento di un servizio non reso, osserva ancora Rifondazione comunista, per anni da più parti è stata dichiarata la carenza degli impianti ma i cittadini hanno pagato ugualmente la tariffa sulla depurazione che la LameziaMultiservizi ha regolarmente versato all’Ufficio del Commissario Straordinario per l’Emergenza Ambientale.

Secondo il circolo Argada di Rifondazione Comunista “ora si tratta di riparare a una evidente ingiustizia commessa ai danni dei cittadini ecco perché, alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale, chiediamo alle amministrazioni comunali di impegnarsi affinché vengano attivati tutti gli strumenti a loro disposizione per il recupero delle somme ingiustamente versate dai loro concittadini” Le associazioni dei consumatori si stanno attivando.

 

Gazzetta del Sud 19 ottobre 2008

 

Depurazione, se non avviene non bisogna pagare il Comune

 

Se il servizio pubblico viene erogato è giusto e doveroso pagarlo, ma se non esiste allora il cittadino non dev'essere costretto a pagare le relative tariffe richieste. Un caso molto simile a quello che si verifica da oltre un anno in città: i lametini pagano la depurazione, ma il servizio non viene effettuato e il mare è lurido. A mettere in risalto la situazione reale della città e quella considerata dalla Corte costituzionale è il circolo "Argada" di Rifondazione comunista.
Venerdì 10 è stata depositata dalla Corte Costituzionale la sentenza 335 in riferimento alla quota della tariffa del servizio idrico destinata alla depurazione delle acque. E viene dichiarata l'illegittimità dell'articolo 14, comma 1, della legge 36/1994 (Disposizioni in materia di risorse idriche), e del testo modificato dall'articolo 28 della legge 179/2002 (Disposizioni in materia ambientale).
La Consulta s'è pronunciata proprio su quella parte che prevede che la quota di tariffa destinata al servizio di depurazione è dovuta dai cittadini "anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi". La Corte Costituzionale dichiara anche l'illegittimità costituzionale dell'articolo 155, comma 1, del decreto legislativo 152/2006 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dai cittadini "anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi".

La sentenza, secondo Rifondazione, «scaturisce da un assunto fin troppo ovvio: poiché il canone di depurazione è un compenso ad un servizio reso (e non un tributo), se non c'è il servizio non può essere neanche chiesto il corrispettivo. Sarà il caso della mancata depurazione della piattaforma depurativa di Lamezia?», è l'interrogativo molto retorico sollevato dal circolo.
Che aggiunge: «La Corte costituzionale ha messo finalmente la parola fine ad un'evidente ingiustizia che da anni colpisce milioni di cittadini. Questa sentenza riveste un importanza enorme in quanto sancisce che i cittadini non debbano pagare il canone per la depurazione sia nel caso che gli stessi non abbiamo le fognature allacciate agli impianti per la depurazione sia nel caso gli impianti stessi siano temporaneamente inattivi. L'importanza della sentenza deriva anche dal fatto che genera effetti anche retroattivi, e somme versate devono essere restituite a chi le ha ingiustamente pagate».