PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

Circolo A. Argada – Lamezia Terme

NOTA STAMPA

Accorpamento Asl

Lamezia Terme 6 maggio 2007

Il circolo A. Argada di Rifondazione comunista esprime la sua contrarietà, nel metodo e nel merito, alla proposta di accorpamento delle Asl approvata dalla Giunta regionale. Una decisione, quella del governo regionale, affrettata e superficiale sulla quale i comuni, i sindacati, le associazioni, gli stessi consiglieri regionali non hanno avuto modo di discutere e pronunciarsi. Una scelta grave e lesiva , dunque, nel metodo ma che pone un’attenta riflessione anche nel merito. Questo provvedimento non solo arriva prima della discussione del nuovo Piano Sanitario Regionale, che dovrebbe essere lo strumento principale attraverso il quale riorganizzare il servizio sanitario sul territorio calabrese secondo le esigenze, i bisogni, le emergenze dei vari territori, ma esso non tiene assolutamente conto dell’enorme problema della estensione" di vaste aree della Calabria, problema che ha fatto fallire più di un tentativo simile in altre Regioni. L’accorpamento delle asl , a fronte di esigui risparmi delle figure dirigenziali, pone enormi problemi di sprechi e di disservizi per l’unificazione di tutte le infrastrutture di supporto. Essa inoltre rischia di essere fonte di contenziosi interminabili con le amministrazioni locali e soprattutto con le popolazioni che hanno fondati motivi di ritenere che un’aggregazione siffatta non si realizza dall’oggi al domani, va efficacemente governata e si stabilizza molti anni dopo la sua introduzione. Pone, inoltre, problemi di non poco conto nella partecipazione degli enti e delle comunità locali nella programmazione e nella gestione del servizio sanitario sul territorio. Una contrarietà, dunque, quella di Rifondazione che non nasce da questioni campanilistiche ma da motivazioni oggettive coma la forte disomogeneità tra i diversi territori della regione e della nostra provincia che obbligherebbero i nostri legislatori almeno a scelte più ragionate e partecipate di quelle che usualmente assumono. Inoltre intravediamo in questa scelta un pericoloso accentramento delle decisioni e dei poteri verso le città capoluogo. Segnaliamo stupiti il fatto che lo spirito riformatore della Regione si sia concentrato solo sulla riduzione delle ASL territoriali senza affrontare in nessun modo il problema delle aziende ospedaliere di CZ, CS e RC che da sole diventerebbero quasi pari nel numero alle Aziende Sanitarie. Nella sola città di Catanzaro gravitano già due aziende ospedaliere, una azienda sanitaria e la Fondazione Campanella. Bisognerebbe aprire una discussione vera con tutti i soggetti istituzionali deputati a farlo, sulla congruità in termini di efficacia ed efficienza dei servizi di tale elefantiaca organizzazione. Questa questione coinvolge anche la visione e il ruolo della provincia di Catanzaro, che non può risucchiare tutto verso il capoluogo, ma deve garantire policentricità dei poteri e della geografia dei servizi. La nostra idea è che prima di ipotizzare una Asl unica occorra partire dal territorio, dai servizi che è necessario potenziare e/o istituire, dalla necessità di garantire ovunque efficienza e trasparenza amministrativa, qualità delle prestazioni, controllo democratico, partecipazione dal basso alle scelte. Finora, purtroppo, razionalizzazione ha significato soprattutto tagli, discrezionalità nelle scelte, esternalizzazione dei servizi, aumento del lavoro precario. Noi pensiamo dunque che bisogna avere il coraggio di fare un passo indietro, di ridiscutere insieme al piano sanitario la riorganizzazione di tutte le aziende sanitarie, territoriali ed ospedaliere, di farlo con le parti sociali e con le comunità locali, restituendo alla parola riforma il senso che le forze democratiche e di sinistra ad esso hanno sempre dato e che è quello di cambiare per estendere diritti, per contrastare disuguaglianze, per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini.