il Domani 18 maggio 2007

 

Il segretario del circolo "Argada", Luciano Rimini, promette nuove azioni di denuncia

"E presto una seconda interrogazione"

 

LAMEZIA TERME — Anche quest'anno l'anticamera dell'estate si veste del solito "tormentone depurazione". Rifondazione annuncia battaglia. «Molto probabilmente, fra pochi giorni, presenteremo una interrogazione parlamentare specifica sulla piattaforma depurativa di Lamezia», dichiara Luciano Rimini, segretario del circolo cittadino "Adelchi Argada". Dunque nuovi interrogativi e preoccupazioni da sottoporre a Roma, che si aggiungono alla interrogazione (la più recente) presentata ieri al ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio dai senatori del Prc Zuccherini e Giannini e all'esposto alla Procura della Repubblica di Lamezia «che abbiamo presentato qualche anno fa senza avere ottenuto ancora risposta». «Da anni - sottolinea Rimini - portiamo avanti questa battaglia che ci ha visti spesso in solitudine», e per la quale «anche i Comuni avrebbero dovuto protestare seriamente di fronte a una gestione del problema che finora si è rivelata fallimentare».

Il segretario dell’ "Argada" non tira in ballo il neo commissario per l'emergenza ambientale, prefetto Montanaro, «perché è stato nominato da poco», «ma finora - è la domanda retorica - chi doveva controllare dov'era? Com'è possibile che in questa regione, di fronte alle inchieste della magistratura, nessuno abbia pensato di rescindere i contratti (coi gestori degli impianti, ndr) ?». «Io sono convinto - è il responso del rifondarolo - che anche quest'anno si ripeterà la solita guerra d'estate».

Per scongiurare il peggio, è iniziata la corsa contro il tempo. Mercoledì scorso il depuratore di Lamezia è stato oggetto di un sopralluogo tecnico a cui hanno preso parte i rappresentanti dell'Ufficio del commissario per l'emergenza ambientale, dell'Ato 2 (l'ambito territoriale che raccorda i comuni del Catanzarese guidato dal presidente della Provincia Traversa), e i rappresentanti del Comune di Lamezia: il geometra Giovanni Costantino e l'assessore all'Ambiente Giovanni Cimino. «I tecnici - scandisce quest'ultimo per le nostre colonne - hanno trovato uno stato di totale abbandono. E io ho sottolineato che la situazione è dovuta alla mancanza di manutenzione ordinaria».

I lavori - stando alle rassicurazioni date ai sindaci dal prefetto Montanaro al momento del suo insediamento - dovrebbero partire a giorni, in maniera tale da risolvere i casi più critici, individuati nel Tirreno lametino e nello Ionio catanzarese. «Se non interverranno subito - è l'avvertimento di Cimino - il nostro mare non si presenterà pulito».

Francesco Ciampa

 

I senatori del Prc Giannini e Zuccherini hanno presentato una interrogazione al ministro per l’ambiente

 

IL CASO LAMEZIA APPRODA A ROMA

 

"nel 2003 il Commissariato avrebbe accertato l’inquinamento delle acque di scarico"

 

LAMEZIA TERME – Una corposa interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente che finisce per concentrarsi, in dettaglio sulla questione depurazione a Lamezia. I senatori di Rifondazione comunista Stefano Zuccherini e Fosco Giannini lanciano infatti l’allarme portandosi al settembre 2003 quando "il commissariato di Lamezia avrebbe accertato che le acque di scarico del depuratore ubicato nell’ex area Sir presentavano livelli di inquinamento elevati". Riportiamo di seguito il documento di interrogazione:

"Premesso che: con la recente denuncia del nuovo Commissario per l’Emergenza Ambientale in Calabria, Prefetto Montanaro, riportata dai giornali del 6 maggio 2007, riemerge il cattivo funzionamento degli impianti di depurazione dell’Ato 2 di Catanzaro e della fascia tirrenica cosentina; tra l’altro il Prefetto lamenta il mancato smaltimento dei fanghi di depurazione e il criminale intervento di chi manomette le stazioni di sollevamento danneggiando le pompe e i generatori di sicurezza; negli ultimi mesi molti comuni della costa ionica e tirrenica del catanzarese sono stati costretti ad emanare ordinanze per effettuare in proprio i lavori di ripristino su stazioni di sollevamento abbandonate da tempo che sversavano liquami fognari all’esterno con gravi conseguenze igieniche e sanitarie;

l’autorevole intervento del Commissario si aggiunge alle numerose proteste di associazioni, sindacati, partiti che in questi anni hanno ripetutamente denunciato la cattiva gestione degli impianti di depurazione; sono oramai numerosi anni che in ampie aree della costa calabrese le stagioni estive vengono fortemente compromesse dalle cattive condizioni della acque di balneazione;

la situazione di vero è proprio immobilismo determinatosi nell’Ato2 di Catanzaro non può giustificare la mancata gestione e il mancato controllo da parte dei responsabili sulla depurazione della provincia. Appare irresponsabile, di fronte a questo quadro, addebitare, come avviene da più parti le responsabilità della cattiva gestione della depurazione ai comuni. L’Ato, inoltre, nel mentre minaccia ripetutamente la restituzione degli impianti ai comuni continua a mantenere la gestione degli stessi da parte della IBI-DONDI nonostante l’assenza di un regolare contratto. Nella sostanza si chiede ai comuni e ai cittadini il pagamento di un servizio non reso.

agli allarmi e alle denunce espresse ripetutamente dai sindacati di categoria sull'affidamento degli impianti di depurazione e la loro gestione si è aggiunta l’inchiesta "Poseidon" avviata dal Sostituto Procuratore della Repubblica, Dott. De Magistris, sulla gestione degli 864 milioni di euro per la costruzione nella regione dei depuratori. Una gestione che secondo l’accusa sarebbe stata pesantemente condizionata da esponenti politici, aziende, amministratori pubblici con l’intento di pilotare appalti e nomine e di distrarre finanziamenti pubblici;

la stessa Sezione regionale della Corte dei Conti sul Referto pubblicato nell’ottobre 2002 scriveva tra l’altro: "Ad avviso della Sezione, il fenomeno dell’inquinamento (si riferisce ai dati sullo stato della salute delle coste tirreniche calabresi, comprese tra la provincia di Vibo Valentia a sud e quella di Cosenza a nord) di questo lungo tratto di costa presentava profili di interesse per un’indagine sulla gestione onde valutare il grado di efficacia delle politiche di salvaguardia ambientale, anche di tipo straordinario, previste dalle leggi di programma, in un’area ad alta vocazione turistica e di rilevante interesse economico per le risorse che può garantire;

sempre nel suddetto referto si legge: "Non è irrilevante ricordare come l’economia della intera zona costiera abbia nel turismo una fonte importante di reddito, considerato il numero delle attività indotte, specie nel settore del commercio al dettaglio e della ristorazione che gravitano intorno alle presenze estive";

nel luglio del 2001 i sindacati dei lavoratori chimici (Filcea-Cgil, Flerica-Cisl e Uilcem-Uil) hanno presentato alle cinque Procure della Repubblica delle città capoluogo di provincia un esposto contro presunte irregolarità nella gestione degli appalti dei depuratori;

tra l’altro, i sindacati hanno ripetutamente denunciato numerose inadempienze, accertate anche dall’Ispettorato del Lavoro, dalla Guardia di Finanza e dalle ASL, da parte delle imprese che gestiscono i depuratori. Fra queste, la mancata assunzione di gran parte dei 315 giovani impegnati per circa 30 mesi nei corsi della Comerint-Comest, la società incaricata del ripristino degli impianti di depurazione e della formazione del personale, per i quali, pare, furono spesi 26 miliardi delle vecchie lire. Inoltre, alcune imprese si sarebbero aggiudicate l’appalto nella gestione degli impianti con ribassi d’asta giudicati eccessivi dalle organizzazioni sindacali, il che avrebbe comportato la mancata applicazione del contratto previsto nel capitolato d’appalto, la riduzione delle unità lavorative previste, il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza degli impianti e la sottoposizione dei dipendenti ad orari di lavoro eccessivi. Non vi è dubbio che tutto ciò ha comportato una gestione degli impianti tale da provocare un servizio inefficiente nella depurazione delle acque;

in questi anni sono stati decine e decine gli episodi che hanno avvalorato le denunce e le preoccupazioni espresse dai sindacati, dalle associazioni ambientaliste e da alcuni partiti tra gli altri, quello riguardante il depuratore di Lamezia Terme per il quale nel settembre 2003, il Commissariato di Lamezia Terme avrebbe accertato che le acque di scarico del depuratore ubicato nell'ex area Sir della città calabrese presentavano livelli di inquinamento troppo elevati. Le analisi avrebbero accertato, tra l'altro, la presenza del batterio «escherida coli» in una concentrazione di 40 volte superiore ai limiti consentiti dalle leggi vigenti ed in alcune analisi i limiti di inquinamento sarebbero stati di 200 volte superiori ai limiti previsti dalle normative. Sembrerebbe addirittura che le acque reflue in diversi casi siano state immesse nel canale di scarico a mare senza nessun trattamento e che il Commissariato avrebbe accertato che per il suddetto impianto di depurazione le autorizzazioni amministrative risultavano scadute dal 2002;

a parere dell'interrogante è grave che in una regione commissariata da anni per l'emergenza ambientale i cittadini siano stati costretti ad assistere ogni anno alle cattive condizioni del mare come è altrettanto grave che nonostante le numerose denunce, le proteste, le indagini e i provvedimenti della magistratura e delle forze dell’ordine chi doveva controllare non ha controllato, chi doveva intervenire non è intervenuto. Non si capisce, infatti, come mai, nonostante indagini e provvedimenti di sequestro della magistratura e delle forze dell'ordine non si sia provveduto a rescindere i contratti con le aziende inadempienti;

la storia della gestione della depurazione delle acque in Calabria ci parla di un quadro inquietante sul quale è necessario fare piena luce. I cittadini calabresi, gli operatori turistici, le associazioni, i sindacati hanno diritto di conoscere le responsabilità per i danni incalcolabili subiti dalla già fragile economia calabrese a causa delle inefficiente gestione del ciclo delle acque.

Si chiede di sapere:

se è a conoscenza dei fatti sopra esposti;

quali siano i motivi e le responsabilità tecnico-amministrative di tale situazione;

come mai nonostante le proteste, le denunce e i fatti emersi dalle indagini delle forze dell'ordine e della magistratura non si è provveduto a rescindere i contratti con le aziende che non gestivano nel rispetto delle leggi vigenti e del capitolato d'oneri gli impianti di depurazione delle acque reflue;

se intende accertare eventuali responsabilità degli uffici competenti in merito a tale situazione;

quali iniziative intenda adottare affinché vengano rispettate, negli impianti di depurazione, le leggi vigenti in materia di tutela della salute dei lavoratori;

in nome di cosa si chiederà ai comuni il pagamento di un servizio non reso;

se il ministero intende costituirsi parte civile nel procedimento denominato "Poseidon";

se non ritenga utile avviare un tavolo di consultazione, che preveda la partecipazione dei sindacati di categoria al fine di recepire le loro proposte in materia di gestione, salvaguardia della salute dei lavoratori e dell’ambiente;

se, infine, non intenda, al più presto avviare una indagine ministeriale per verificare le procedure per gli appalti, il rispetto del capitolato d'oneri e la gestione degli impianti di depurazione della regione".