Il Domani – 18 aprile 2007

25 APRILE In vista della Festa di Liberazione appello di Rifondazione al sindaco Speranza

"Ricordiamo i nostri partigiani"

Il Circolo Argada: da anni chiediamo che vengano ripristinate le targhe di Petruzza e Cortese

In prossimità del 25 aprile, Festa della Liberazione, si registra un intervento del Circolo Argada di Rifondazione comunista dai toni polemici.

«Anche quest’anno – cosi il Prc - come, ormai purtroppo da diversi anni a questa parte, tentiamo di ricordare alle amministrazioni di turno, l’importanza che riveste l’anniversario della liberazione dal Nazifascismo e, con puntualità, chiediamo alcuni piccoli gesti per restituire dignità e centralità ad una importante giornata come, appunto quella del 25 aprile.

Lo scorso anno, nonostante le nostre richieste al sindaco Gianni Speranza – stigmatizza il direttivo del Circolo Argada - di interessarsi direttamente per ripristinare le targhe dei partigiani Petruzza e Cortese e cancellare le vergognose scritte fasciste sui muri della città, la giornata del 25 aprile è trascorsa con la solita retorica revisionistica che ormai permea molta parte del tessuto sociale di questa città e del Paese tutto.

E’ innegabile, infatti, il tentativo, ad opere di alcuni partiti ed "intellettuali", di demolire l’idea dell’antifascismo come religione civile di questo Paese.

Libri, articoli, interviste, trasmissioni televisive, tutti a voler dimostrare le ragioni di chi per un ventennio ha tenuto sotto la morsa della dittatura l’Italia intera rendendola complice di una delle tragedia più grandi dell’umanità: lo sterminio di diverse milioni di persone tra ebrei, zingari, gay, dissidenti politici.

In quest’ottica l’urlo dell’ "ora e sempre resistenza!" del Calamadrei deve divenire cultura di un popolo, religione civile, consapevoli che non esiste Italia democratica senza un Antifascismo diffuso, che sia patrimonio di tutti gli abitanti del Paese, anche di questa città che ha visto crescere in questi anni un germe di "cultura" fascista, con il proliferare di convegni, manifesti e scritte sui muri, che inneggiano all’antisemitismo ed al nazifascismo.

Da queste nostre riflessioni, di donne e uomini impegnati ogni giorno nella diffusione dei valori della partecipazione e della democrazia attiva, prende corpo questa ennesima lettera con la quale chiediamo un impegno affinché, quest’anno la giornata del 25 Aprile diventi momento "alto" per la città, occasione per riscoprire i valori di Democrazia e Partecipazione di cui sono intrisi la Resistenza e la lotta partigiana.

Chiediamo con forza e per l’ennesima volta, al Sindaco Speranza – queste le richieste alla Giunta del Prc - dei piccoli gesti, gli stessi che lo scorso anno e alle passate amministrazioni abbiamo chiesto e che sono rimasti inascoltati e cioè che vengano pulite e ripristinati i due marmi commemorativi posti sulla facciata principale del Palazzo di Città, in onore di Vinicio Cortese e Domenico Petruzza, due nostri concittadini medaglia d’oro al V. M. e la pulizia dei muri cittadini la dove sono presenti scritte contro la Resistenza, la Liberazione, inneggianti al nazifascismo e all’antisemitismo.

Sono piccoli gesti che possono far assumere, al binomio inscindibile Resistenza – Liberazione, un significato ben preciso: resistere alla logica revisionistiche e negazioniste e difendere le profonde ragioni storiche e sociali che hanno fatto della resistenza italiana una solida base dell’Italia repubblicana».

Vinicio Cortese . Nicastro (CZ) 20.01.1921

Studente universitario nella Facoltà di Giurisprudenza di Napoli e vicino alla Laurea viene richiamato alle armi nel 1941. Entrato nella Scuola ufficiali di Rieti, nel marzo 1942 ne uscì con il grado di sottotenente e fu assegnato al 29° Reggimento di fanteria "Assietta". Nel luglio 1943 passò al X Reggimento arditi e fu inviato in Sicilia alla 120a compagnia del 2° Reggimento al comando del reparto sabotatori. Catturato dai nazisti, dopo l'otto settembre, evade nella valle dello Stura, in Piemonte. Ripreso ed inquadrato nell'esercito della RSI evade nuovamente e, raggiunto il Monferrato dove si stavano costituendo le prime bande partigiane, vi aderisce. Entrato nella VII Brigata della Divisione Matteotti "Italo Rossi" comandata da Tom (Antonio Olearo) uno dei più prestigiosi uomini della resistenza. Distintosi in diverse azioni di sabotaggio viene nominato Commissario di Battaglione. La "Banda Tom", in conseguenza delle brillanti azioni portate avanti per mesi, era diventata obiettivo dei nazifascisti. Per ostacolare il movimento delle truppe nazifasciste motorizzate il comando della banda decise di far brillare alcuni ponti stradali del Monferrato. Vinicio Cortese si offrì volontario assieme al partigiano genovese Rolando Berluti. Nell'azione furono scoperti dai nazifascisti che circondarono il ponte. Nel conflitto a fuoco Vinicio cercò di salvare il suo compagno. Uscì dal riparo sotto il ponte e scaricò, sotto il fuoco dei mitra, la sua pistola contro i tedeschi, esaurite le munizioni scagliò la sua pistola contro il nemico cadendo colpito a morte. Anche il compagno, percorsi pochi metri, cadde crivellato di colpi. Medaglia d'oro al V.M.

Motivazione: «Intrepido e valoroso partigiano, due volte catturato dai tedeschi, due volte evaso, si offriva sempre volontario per le più audaci gesta. Primo fra i primi in ogni ardimento, anelante sempre a maggiori audacie, richiedeva per sé il supremo rischio di far saltare il ponte di Ozzano. Mentre si accingeva all'epica impresa veniva sorpreso da una forte pattuglia tedesca e, disdegnando la fuga, uno contro quaranta, li affrontava con leonino slancio. Scaricata, fino all'ultimo colpo, la sua pistola, in un supremo gesto di sfida scagliava la sua arma contro il nemico e gridando "Viva l'Italia" cadeva fulminato da una raffica di mitra al petto. Fulgida figura di eroico partigiano, superbo simbolo dell'antico valore». Ozzano Monferrato, 26.08.1944.

Brano tratto da: I partigiani calabresi nell’Appennino Ligure-Piemontese (Rocco Lentini e Nuccia Guerrisi) a cura dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea Rubbettino editore (1996)

 

Domenico Antonio Petruzza , nato a Nicastro il 2 gennaio 1922, fece il corso per sottufficiale dei Carabinieri reali a Firenze e, appena promosso, fu mandato in Croazia, poi in Francia, poi in Valle d'Aosta.

Scriveva ad amici di Nicastro che era disgustato, stufo di prestare servizio e che desiderava vivamente liberarsene. Sorti i gruppi partigiani, egli usciva dalla Caserma quasi quotidianamente portando con se le armi che poteva e rientrava senza di esse. Si seppe poi che le armi finivano nelle mani degli insorti. Uguale fine facevano le armi che a lui venivano consegnate dalla 11a brigata Garibaldi che operava a Venaria Reale, che dista circa 11 chilometri da Torino, dove era incaricato del rifornimento viveri. Nella notte del 24 agosto del 1944 incappò in un posto di blocco nazista. Posto sul cofano dell'autovettura, egli si mise a sparare precipitosamente a destra e a manca fino a quando una pallottola di mitra nazista non lo raggiunse alla colonna vertebrale. Pur così gravemente ferito, per non essere catturato, volse il mitra contro sé stesso e si uccise. I nazisti, facendo scempio di ogni sentimento umano, portarono in giro il suo cadavere per terrorizzare la popolazione. Non possediamo la motivazione ufficiale, e riteniamo per giusto riportare la versione offerta dalla sezione dell'ANPI di Nicastro con la lettera inviata al Sindaco del Comune in data 5 maggio 1953: "Oggetto: Lapide Partigiano Petruzza Domenico. Questa associazione si pregia comunicarle che, aderendo alla iniziativa di un Comitato sorto per le onoranze al Partigiano caduto Petruzza Domenico, questa Sezione si propone di scoprire una lapide al detto Partigiano il giorno 10 c.m. Il partigiano Petruzza Domenico, vicebrigadiere dei Carabinieri, come comandante di un distaccamento dell'11a brigata Garibaldi operante a Venaria Reale, condusse a termine una serie di azioni di guerra con rara abnegazione e coraggio fino a quando, catturato in data 25/8/1945 mentre compiva una azione importante nelle sue zone ove erano dislocati i comandi nazisti e fascisti, fu vilmente assassinato e morì cantando gli inni della libertà . Pertanto, chiediamo che si conceda il muro a destra della lapide di Vinicio Cortese per la posa in marmo commemorativo e La invitiamo a partecipare alla manifestazione del 10. Distinti saluti. Per la Segreteria f.to Timpone Pasquale". Brano tratto da: Partigiani di Calabria – Enzo Misefari Luigi Pellegrini Editore – Cosenza (1988)

 

r.l.