Gazzetta del sud 16 marzo 2007

Le critiche del segretario del circolo di Rifondazione Comunista

 

Ambiente, il silenzio di un’intera classe politica

Scelta scellerata quella di installare una centrale turbogas a Pianopoli

 

 

LAMEZIA. Luciano Rimini, segretario del circolo del Partito della Rifondazione Comunista "A. Argada", interviene sul tema particolarmente delicato dell’inquinamento ambientale.

Il suo intervento parte con una data, il 6 aprile, quando appunto verrà presentato in Belgio il rapporto, sui cambiamenti climatici, dell’’Intergovernmental Panel on Climate Ch’ange organismo delle Nazioni Unite che si avvalso del contributo di un migliaio di esperti.

"Le anticipazioni sul rapporto – precisa Luciano Rimini - ci parlano, come già emerso da studi di altri organismi, di uno scenario allarmante che colpirà il mondo intero e che già tra vent’anni vedrà centinaia e centinaia di milioni di persone completamente senza acqua. Uno scenario che sarà accompagnato da una serie di conseguenze collaterali che, come è facile intuire, influiranno in maniera irreparabile sull’agricoltura e il turismo e sull’economia di intere aree del pianeta. Così come, le catastrofi ambientali previste porteranno con se l’estensione di epidemie di malaria, l’aumento del rischio di inondazioni causate dall’innalzamento dei mari, l’estinzione di numerose specie animali.

Tra le aree più colpite vi sarà il Sud dell’Europa che, secondo il rapporto, molto presto dovrà fare i conti con la scarsità d’acqua, e con le conseguenze che questo comporterà sulle produzioni agroalimentari e, che, a causa, della maggiore assiduità di ondate di calore vedrà un aumento dei rischi per la salute.

Una questione quella dei mutamenti climatici ormai percepita non da strumenti sofisticati ma dai nostri stessi naturalissimi sensi. Di fronte a questo scenario – aggiunge - che colpirà in maniera profonda anche la nostra regione e, nonostante i ripetuti allarmi lanciati negli ultimi anni, assistiamo stupefatti, al silenzio di una intera classe politica che sembra non avere affatto la percezione del grave allarme lanciato da autorevoli organismi internazionali. Può accadere così che mentre i soliti visionari e idealisti di Rifondazione comunista puntino l’indice contro un modello di sviluppo dissipatore di risorse, lancino l’allarme sulle scelte consumatesi in materia energetica nella nostra regione, denuncino la scellerata scelta di installare una centrale a turbogas nella vicina Pianopoli, contrastino le tendenze, mai sopite nella nostra città, ad esaltare la cementificazione del territorio, si oppongano alle scelte praticate dall’Ufficio del Commissario all’Ambiente, si consumi il colpevole silenzio di interi partiti. Eppure, era ed è fin troppo banale capire che tutti questi temi sono profondamente connessi al grande tema della conservazione della specie, alla necessità di preservare risorse, all’esigenza di praticare politiche capaci di conservare i beni comuni per le future generazioni.

La questione – aggiunge - è che, non c’è nessun governo reale della crisi ambientale ed energetica. Solo per citare alcuni esempi di latitanza politica, basti pensare che nel corso degli anni, l’Italia si è prima fatta raggiungere e poi largamente superare dagli altri paesi europei nell’impiego di numerose fonti energetiche alternative. In assenza di una politica di programmazione, abbiamo, inoltre, accentuato rispetto al resto d’Europa la nostra dipendenza dal trasporto su gomma, aumentato negli ultimi anni a ritmi impressionanti. A livello locale poi, assistiamo impotenti al proliferare dell’abusivismo e al conseguente rischio, per il territorio, che lo accompagna, ad una consolidata e diffusa tendenza a far prevalere roboanti e demagogiche proposte tendenti a parlare solo di cemento e di volumetrie incapace di porre il grande tema della complessità del sistema ambientale e del territorio, delle falde da preservare e da difendere, della difesa da ulteriori compromissioni del territorio agricolo, della necessità di ridurre la grave erosione che riguarda le nostre coste, del rapporto tra attività umana e ciclo delle acque e del suolo. E, ancora, si esaltino le politiche concertative a favore delle imprese senza porre con forza il grande tema dell’intervento pubblico in direzione del necessario risanamento del territorio e di misure capaci di prevenire gli enormi sconvolgimenti che provocherà il mutamento climatico.

Il punto, insomma – prosegue - è che nella migliore delle ipotesi la politica ha abdicato, e che tutto è stato affidato al mercato e all’impresa, che i collettori di voti impongano i temi del dibattito, che la priorità non è la gestione della cosa pubblica ma la costruzione attenta di rapporti utili per future scadenze elettorali. Che, la discussione nelle assemblee elettive e il governo delle città si consuma attorno alla gestione di rapporti privilegiati con le singole imprese, i singoli professionisti, le singole associazioni. Emblematica, a questo proposito, è la vicenda della gestione del Servizio Idrico Integrato più volte sollevata dal Comitato Territoriale Acqua Bene Comune. Un tema questo fortemente legato agli allarmi lanciati sul futuro climatico della nostra regione. Un inquietante miopia politica che si è presentata con l’assenza di un dibattito dentro le assemblee elettive e con la reticenza di tantissimi esponenti politici che non sentono minimante il dovere di atti tangibili a favore della gestione totalmente pubblica del Servizio Idrico Integrato, l’unica in grado, come dimostrato da innumerevoli esempi in tutto il mondo, di una gestione oculata e partecipata capace di ridurre la crisi idrica che colpirà il nostro territorio. Il rapporto dell’Onu, ci indica, dunque, la necessità vitale di un forte impegno politico, istituzionale, locale, nazionale e mondiale capace di mettere in campo misure incisive per riuscire a controllare in maniera duratura la concentrazione di CO2, nel tentativo di limitare l’aumento della temperatura terrestre a più di 2 gradi centigradi rispetto ai livelli del 1990, come previsto dalla recente Comunicazione della commissione europea.

Su questo terreno – sottoliane – il segretario del circolo - i segnali locali non sono affatto incoraggianti. Ci confortano i provvedimenti, anche se ancora insufficienti, del Governo nazionale, sulle energie alternative. Così come ci conforta una novità positiva e di grande rilievo che è la percezione, a livello di massa, della catastrofe possibile. Dovrà essere la collettività a riappropriarsi del proprio futuro a fissare sulla base dei dati che la scienza fornisce la capacità che un ecosistema ha di reggere ai carichi inquinanti senza entrare irreversibilmente in crisi". E conclude: Va garantita alla collettività la decisione finale sul chi, come e perché possa usare i beni comuni garantendo la possibilità di godere di aria, acqua e terre pulite.

(l.s.)