il Domani 14 giugno 2007

 

Decimo ospite della nostra inchiesta, Luciano Rimini, segretario cittadino di Rifondazione comunista

"Occorre una grande opera di riqualificazione urbana"

"Ma è indispensabile sconfiggere i tanti "illusionisti delle improvvisazioni" che di volta in volta tirano dal cilindro fantasiose ricette che non hanno alcun riscontro con la realtà"

 

di Antonio Cannone

LAMEZIA TERME – Dopo Raffaele Gaetano, torna in primo piano la politica con un nuovo ospite della nostra inchiesta. Si tratta del segretario cittadino di Rifondazione comunista, Luciano Rimini da sempre impegnato in prima linea sui temi del pacifismo, della lotta alla mafia, per la difesa dell’ambiente e dei ceti meno fortunati.


Ripartiamo dall’analisi su questa fase storica che vive la nostra città. Dalla soppressione dell’ Asl è "riemerso" un forte sentimento di difesa del territorio. Come giudica quanto sta avvenendo?

 

"Rifondazione comunista ha criticato aspramente la decisione di accorpare le Asl sia nel metodo utilizzato, che ha mortificato la democrazia e la partecipazione, sia nel merito visto che la decisione ha anticipato l’approvazione del Piano Sanitario che è lo strumento principale dal quale partire per ridisegnare il servizio sanitario della nostra regione. Detto questo però, questa vicenda, così come altre, che hanno segnato la nostra comunità, non può diventare l’alibi trasversale per evitare di interrogarci sui limiti, gli errori, le insufficienze che attraversano la classe politica lametina. Una politica trasversale e stranamente ecumenica che sistematicamente e da anni oramai, indica l’avversario nell’altro fuori da se e così facendo abdica regolarmente e, spesso consapevolmente, al suo dovere di indicare programmi, progetti, priorità e soluzioni per lo sviluppo e la crescita del suo territorio. Una classe politica fortemente segnata da anomali livelli di trasversalismo e trasformismo che ha come scopo principale la conservazione del potere ad ogni costo, e che, come abbiamo più volte denunciato, non può fare a meno di coltivare i rapporti privilegiati con i singoli. Le singole imprese, i singoli funzionari, le singole associazioni che diventano così, attraverso rapporti clientelari, i soggetti detentori di pacchetti di voti utili per future scadenze elettorali locali e nazionali. Non si comprende, poi, come mai una serie di fenomeni che interessano il nostro comprensorio vengono puntualmente rimossi dall’agenda di tante forze politiche cittadine. Eppure, si tratta di fatti che hanno penalizzato e penalizzano fortemente il nostro territorio, il suo tessuto economico e sociale".

 

Ci può fare degli esempi ?

"E’ innegabile, gli atti e le iniziative stanno li a dimostrarlo, che nel silenzio quasi totale delle forze politiche siamo stati gli unici a chiedere conto con forza del fenomeno dei tanti finanziamenti pubblici erogati a imprese che non hanno creato un solo posto di lavoro. Di quel fiume di danaro pubblico che ha attraversato la nostra regione e il lametino e che con la complicità di pezzi della politica e di funzionari pubblici ha lasciato dietro di se solo qualche capannone vuoto e l’arricchimento di qualche consulente e di qualche spregiudicato imprenditore. Abbiamo posto con forza il grande tema del consumo del territorio, della necessità di preservarlo, dello sviluppo selvaggio dell’abusivismo edilizio e dei guasti economici, sociali e ambientali che l’accompagnano. Ci siamo battuti e continuiamo a farlo, anche con il contributo determinante del nostro gruppo parlamentare, contro il fallimento delle politiche del ciclo delle acque e della depurazione in particolare, che hanno vanificato, producendo danni incalcolabili, le ultime stagioni estive. I parlamentari e dirigenti nazionali di Rifondazione hanno più volte denunciato la pervasività dei poteri criminali in settori importanti dell’economia del lametino, per ultimo l’infiltrazione nella compravendita di terreni agricoli nella piana. Ci siamo occupati di segnalare gli indicatori di una economia distorta frutto di forti disuguaglianze economiche e sociali e della presenza di una economia illegale potentissima. Come si vede, parlo di temi fortemente intrecciati con la mortificazione di un intero territorio e della sua popolazione, del mancato avvio di uno sviluppo capace di creare lavoro stabile e sicuro oltre che una ricchezza diffusa. Perché, dunque, il silenzio su questi temi dei tanti "crociati difensori del lametino"? Non si tratta come qualcuno può pensare solo di incapacità politica o di ignavia. Si tratta di una scelta consapevole che proprio a Lamezia l’On. Nichi Vendola definì efficacemente come "omertà delle classi dirigenti di questa città".

 

Tre settori sui cui puntare e sui quali chiedere alla classe dirigente…

 

Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli tutti: partiti, sindacati, associazioni, la cosiddetta società civile, che questa città non uscirà mai dalla crisi che l’attraversa se non si rompe definitivamente con una gestione familistica e privatistica della cosa pubblica. E’ necessario, inoltre, essere consapevoli che la stessa empasse non riguarda tutti ma, che a fronte di un crescente impoverimento di larghi strati della popolazione, anche in questa città, sono cresciuti i profitti dei pochi. Stanno li a dimostrarlo, per esempio, la crescente lievitazione dei prezzi del mercato immobiliare, così come l’aumento del lavoro nero, interinale, precario, sottopagato che hanno fatto da corollario alla crescita dei profitti. Una città più giusta, dunque, che sappia comprendere, altre esperienze stanno li a dimostrarlo, che non vi può essere sviluppo senza una grande opera di riqualificazione urbana, senza servizi pubblici efficienti ed efficaci, senza una struttura burocratica pubblica all’altezza dei suoi compiti.

E’ indispensabile, ancora, sconfiggere i tanti "illusionisti delle improvvisazioni" che popolano questa città e che di volta in volta tirano dal cilindro fantasiose ricette e proposte che non hanno alcun riscontro con la realtà. E’ così che abbiamo assistito in questi anni ad una miriade di proposte per l’area industriale scaturite da mire finalizzate esclusivamente all’accaparramento di finanziamenti pubblici, con l’avallo dei potentati politici. Questi obiettivi hanno prevalso sulla necessità di un’analisi attenta alle dinamiche e alle tendenze del mercato italiano ed europeo, sulla necessità di ricercare insediamenti ad alto tasso occupazionale e capaci di creare un circuito virtuoso per l’intera area. In una realtà con un settore industriale storicamente debole si trattava e si tratta di mettere in campo una politica di sviluppo, supportata da professionisti e agenzie esperte, con una visione più ampia degli stretti confini locali capace di attrarre investimenti certi e duraturi.

Anche qui, non si tratta solo della mancanza di umiltà della classe dirigente locale ma di una scelta precisa volta a favorire con logiche clientelari alcuni professionisti e alcune imprese locali che al massimo producono una sorta di "nomadismo" delle imprese nell’ambito dello stesso territorio lametino senza un riscontro in termini di aumento dei livelli occupazionali. Si tratta, dunque, di praticare una inversione di tendenza che dovrà riguardare anche il settore agricolo, spesso dimenticato dalla politica locale, che meriterebbe un investimento in risorse, aiuti concreti alle imprese per la ricerca di mercati sicuri fuori dai confini regionali.

Emergenza criminalità; strapotere delle cosche; racket, omicidi e rapine. Ma anche numerosi colpi inferti ai clan dalla forez dell’ordine. Politica, chiesa, scuola come si devono difendere?

 

Nel quadro allarmante che da anni vive la città non vi possono essere più scorciatoie che si limitano alla richiesta, pur importante, di una maggiore presenza di forze dell’ordine, è richiesto a tutti, nessuno escluso, una coerenza tra le cose che si dicono e la pratica quotidiana. La politica, gli imprenditori, gli uffici pubblici, la scuola e la stessa chiesa devono fare fino in fondo la loro parte. E’ necessario innanzitutto, come abbiamo più volte chiesto, che in questa città si scriva finalmente una pagina di verità sui tanti omicidi che vi si sono consumati, sui tanti scandali che ne hanno segnato la storia recente. Troppe ombre, troppi misteri, troppe complicità devono emergere, pena l’impossibilità di voltare realmente pagina. Bisogna sconfiggere la propensione di chi vuol far credere che la criminalità organizzata sia un corpo separato dal potere politico ed economico che al contrario spesso, troppo spesso si intreccia con essa. Eppure in questa città, vi sono soggetti politici che, come nella Palermo di Ciancimino, hanno teso a minimizzare o rimuovere continuamente dalla loro azione politica questa, che come abbiamo sempre affermato è la prima vera emergenza di Lamezia. Spesso, troppo spesso, ci si dimentica, anche nelle campagne elettorali, che il confine tra economia legale ed economia illegale in questa città è fin troppo sottile. Ci si dimentica che la ricerca del consenso elettorale non è altra cosa dalla lotta all’illegalità. Ci si dimentica che la potenza economica, militare e politica dei poteri criminali fanno della ‘ndrangheta un vero e proprio soggetto politico capace di incidere fortemente sulle scelte e i destini di una intera comunità. Senza l’intransigenza contro la "cultura dell’illegalità" che sappia recidere le politiche clientelari, senza bandire l’ecumenismo del vogliamoci tutti bene che tende a rimuovere le responsabilità politiche e gli intrecci tra mafia e potere economico non si potranno mai creare i presupposti per una sconfitta definitiva dei poteri criminali. Di fronte alle tante inchieste della magistratura calabrese che stanno facendo emergere gli intrecci mortali tra criminalità organizzata, logge coperte, pezzi di ceto politico e di burocrazia sarebbe una colpa grave fermarsi alla semplice condanna, alla ritualità dei convegni e delle manifestazioni. E’ indispensabile capire che gli atti, i provvedimenti, le scelte che si fanno possono favorire o viceversa possono contrastare i poteri criminali, i loro affari, la loro legittimazione. Ecco perché sono indispensabili il massimo di partecipazione democratica e di collegialità e la massima trasparenza.

 

Qual è il suo giudizio sul’oprato dell’amministrazione comunale?

 

Come lei sa siamo una forza politica che a tutti i livelli, nazionale e locale, presta molta attenzione al rispetto dei programmi e degli accordi elettorali. Così come siamo molto attenti alle pratiche politiche e amministrative dei governi locali. Gli avvenimenti che si sono consumati attorno alla coalizione di governo, la mutazione consistente che l’ha interessata dimostrano come non sia stata mantenuta fede alla carta di intendi che tutti i partiti del centro sinistra si erano dati prima della campagna elettorale. La stessa percezione, fortemente critica, che i cittadini hanno dell’efficacia dell’azione di governo ci parla di ritardi, errori e sottovalutazioni innegabili. Non è un buon servizio alla città, a tutto il centrosinistra quella sorta di fastidio che alcuni soggetti politici praticano ad ogni critica, ad ogni suggerimento, ad ogni riflessione sui limiti e gli errori che si consumano nell’azione amministrativa. L’elemento positivo del conflitto, così come dimostrano altre importanti esperienze di governo del centrosinistra, viene demonizzato. Una pratica questa che indubbiamente ha mortificato i livelli di democrazia e di trasparenza e la stessa qualità del dibattito politico ridotto quasi esclusivamente alla questione delle nomine. L’uso di scorciatoie attraverso un eccessivo utilizzo di nomine, staff, ecc. non ha inciso in maniera determinante su una delle questioni prioritarie che la coalizione si era impegnata ad affrontare e che riguardava la necessità di una riforma profonda della "macchina comunale" di una sua maggiore efficienza ed efficacia. In una Lamezia dove predomina il lavoro nero e precario, dove fasce crescenti di popolazione vivono la solitudine di condizioni economiche e sociali inaccettabili, era ed è necessario ribaltare le priorità dell’intervento politico e amministrativo. Alla crescente domanda sociale dei soggetti deboli (anziani, disabili, disoccupati, ecc), a causa dei ritardi della regione e di una caduta di attenzione dell’amministrazione comunale, non corrisponde una politica capace di privilegiare elementi di inclusione sociale. La necessità di una attenzione maggiore alle periferie che doveva rappresentare uno dei punti qualificanti del programma elettorale è stata sacrificata mentre sul versante della promozione culturale non si è praticata una rottura con le iniziative sporadiche e i finanziamenti a pioggia del passato. I risultati elettorali delle ultime amministrative ci parlano della necessità inderogabile di una svolta nelle politiche del governo nazionale ma anche delle amministrazioni locali. Una svolta che è urgente e possibile anche a Lamezia ma che necessita di una rinnovata capacità a sapere ascoltare senza autoreferenzialità.

Le recenti vicende legate alla sopressione dell'Asl, hanno fatto "riesplodere" la questione dell'autonomia istituzionale della città e del suo comprensorio. In Parlamento giace un disegno di legge presentato dall'onorevole Pino Galati relativo all'istituzione della nuova Provincia. Lei ritiene sufficiente l'istituzione del nuovo Ente per rilanciare la città?

In molti a Lamezia fanno finta di non conoscere dettagliatissimi studi, anche della stessa U.P.I. (Unione Province Italiane), che dimostrano come l’istituzione delle ultime province nel nostro Paese non ha prodotto affatto un miglioramento degli indicatori economici e sociali dei territori interessati. L’ennesima dimostrazione, questa, che l’istituzione di una provincia non costituisce automaticamente un miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni. Questo non significa, naturalmente, non avere la consapevolezza che è necessario rompere con una politica che ha prodotto, soprattutto con le amministrazioni provinciali di centrodestra, un accentramento dei poteri e degli investimenti nella città capoluogo. Una politica, quella del Presidente Traversa, che chiama in causa gli esponenti politici della destra lametina che a Lamezia agitano la parola d’ordine di lamezia provincia e a Catanzaro avallano tutte le scelte della giunta provinciale. Come lei sa in consiglio provinciale giacciano da anni, oramai, un ordine del giorno e una proposta di regolamento per l’istituzione del Circondario, presentati dal capogruppo del nostro partito, che non sono mai stati discussi. Eppure, l’approvazione di questi provvedimenti avrebbe permesso, come dimostrano altre esperienze nel Paese, un ampia policentricità dei poteri con una conseguente ampia autonomia del nostro territorio. Nel disprezzo totale della democrazia e con l’evidente silenzio dei consiglieri provinciali lametini, si è fatto di tutto per non discutere le nostre proposte.

Occorre, infine, indipendentemente dai passaggi istituzionali capire cosa è possibile iniziare a fare per ridare forza, centralità e ruolo all’area del lametino. Non è credibile invocare la provincia e poi non essere in grado di mettere in campo, da subito, politiche e strumenti condivisi degli enti locali del lametino in grado di reperire risorse finanziarie a partire da quelle comunitarie e di creare una serie di servizi consortili attivabili da subito che possono andare dallo sportello unico per le attività produttive e per l’edilizia, a quello per la gestione dei tributi.

Naturalmente se ne possono individuare altri così come si possono sperimentare altre forme di costruzione dal basso di strumenti di coordinamento e di azione comune su terreni quali i servizi sociali, la gestione della costa, l’ambiente, le idee e le politiche per forme di sviluppo sostenibile e compatibile, le pratiche di solidarietà e di accoglienza verso culture, religioni, tradizioni differenti dalle nostre.